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I Magi, un simbolo per il nostro tempo

 

 

Riproduciamo la copertina del nuovo lavoro curato dal nostro Felice Mazzeo: “Guidarello chi era?”. È a tutti nota la figura di questo nobile guerriero quattrocentesco ravennate, celebre in tutto il mondo soprattutto per la statua funeraria che ne ritrae l’effigie, scolpita dallo scultore rinascimentale Tullio Lombardo e attualmente conservata presso la Pinacoteca del Museo d’Arte della città, all’interno della “Loggetta Lombardesca”. Molti hanno scritto sul bel Guidarello, storici poeti e cronisti, di più o di meno chiara fama, esaltandone la ineffabile bellezza del volto, ma nessuno finora ne aveva tracciato una biografia. È quello che ha inteso fare Felice Mazzeo, inquadrando il personaggio, tornato di recente alla ribalta per i lavori di  restauro e di ripulitura alla statua effettuati nella primavera scorsa e per i sondaggi scientifici tuttora in corso, nel periodo storico in cui egli è vissuto, riferendone fatti, vicissitudini e curiosità, sia di quando era in vita che dopo la morte. L’autore ci ha dato così un saggio, corredato tra l’altro da una serie di fotografie d’epoca, interessante e di piacevole e gustosa lettura. Il libro è in vendita in tutte le librerie al prezzo di Euro 10,00 ed è disponibile direttamente anche presso l’ufficio parrocchiale. 

Si informa che il ricavato delle vendite, detratte le spese, andrà devoluto a favore della Mensa di Fraternità.

E’ uscito fresco di stampa per i tipi dell’Editore Longo I Magi evangelici. Storia e simbologia tra Oriente e Occidente, un interessante studio di Antonio Panaino, preside della nostra Facoltà di Conservazione dei Beni Culturali, nonché Ordinario di Filologia, Storia e Religioni dell’Iran, che riproduce, con ricco corredo di note, bibliografia ed iconografia, il testo di  una prolusione tenuta in occasione dell’apertura dello scorso Anno Accademico delle sedi romagnole dell’Ateneo Bolognese. La visita dei Magi a Gesù Bambino non è solo uno degli episodi evangelici che maggiormente hanno affascinato l’immaginario popolare e la fantasia degli artisti degli ultimi duemila anni, ma è stato fra i più trattati a livello multidisciplinare da biblisti, teologi, astronomi, storici e studiosi delle religioni antiche.
Molti sono i problemi da approfondire
nel racconto tramandatoci dall’evangelista Matteo e ripreso da alcuni apocrifi: l’identità di tali personaggi (impropriamente qualificati come re dalla tradizione posteriore), la loro precisa provenienza, il fenomeno astronomico a cui sono legati, il rapporto fra la reale storicità degli eventi e il denso simbolismo teologico che caratterizza la narrazione matteana.
Lo studio di Panaino, pur toccando in un certo modo tutti questi problemi, non intende dare una sommaria ed univoca soluzione, quanto piuttosto mettere in luce uno stimolante livello di lettura a partire dai rapporti fra la cultura giudaica e quella iranica di cui è specialista. 

Con il termine magu si nominavano i membri di un gruppo sacerdotale dell’Iran occidentale che assunsero un ruolo religioso e politico di primo piano nella Persia antica, come depositari del culto di Zoroastro (Zarathustra); ma in età ellenistica il nome perse progressivamente autorevolezza venendo ad indicare astrologi o divinatori di varia origine,  spesso addirittura ciarlatani. 
Mentre l’accezione negativa, generica del termine si riscontra nella versione greca del Libro di Daniele, e, fra gli scritti neotestamentari, negli Atti degli Apostoli, quella positiva presente in Matteo sembra riferirsi espressamente  - precisa Panaino - all’autorevole classe sacerdotale iranica. Fra l’altro i Giudei non solo mantenevano un legame con l’Iran dei Parti in ottica antiromana, ma a Babilonia vi era una fiorente comunità ebraica, dotata di notevole autonomia dai sovrani locali, a cui si guardava con speranza.
Proprio la religione mazdaica attendeva l’avvento di un Salvatore, Saoshyant, ultimo figlio di Zarathustra, che doveva nascere da una vergine e che avrebbe portato alla vittoria finale Ohrmazd (Ormuz  contro le forze negative di Ahriman (Arimane). Ora, una visione della figura di Cristo come compimento delle attese della religione mazdaica fu assai sfruttata in Iran, dove nei primi secoli il Cristianesimo conobbe una forte propagazione.
L’Autore individua inoltre ulteriori affinità, più o meno persuasive, che uniscono alla cultura religiosa iranica l’episodio dei Magi attraverso gli elementi aggiunti dagli apocrifi e nell’iconografia.

(continua a pag. 5)