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L’intervista all’On. Aldo Preda

Il Natale nel villaggio della
nostra missione in Perù

 

Il Natale nel villaggio è la festa dei bambini, ma soprattutto delle famiglie. Tutti insieme partecipano con grande convinzione alla novena di preparazione al Natale, ascoltano in chiesa la parola del missionario, sono attenti alla spiegazione del Vangelo.
Sono giorni di preghiera, di attesa, di speranze nuove. Lungo le povere strade di terra battuta allestiscono vari presepi: innalzano con canne di bambù e paglia delle capanne e sotto depongono le statuine fatte da loro stessi con fango, cotte nel forno e poi dipinte con gli acquerelli. Durante la novena tutta la gente del villaggio visita più volte questi presepi e si inginocchia a pregare in devoto silenzio.
Suggestiva la scenografia della notte di  Natale. Sotto le capanne vengono accesi dei ceroni dorati (rosso, giallo, verde, azzurro) che danno grande splendore al presepe.Vogliono rappresentare Cristo, la luce del mondo. In chiesa, per la funzione di mezzanotte, arrivano i musici, suonatori di arpa, corno, zampogna e tamburo, e dietro, i bambini vestiti da pastori e la faccia dipinta di nero col carbone. Simboleggiano i primi pastori che accolsero la venuta di Cristo. A mezzanotte i bambini si scatenano in danze e suoni davanti alla statua di Gesù Bambino. Il giorno dopo, il pomeriggio del 25 dicembre, la missione distribuisce cioccolata e panettoni a tutti. E poi ci si diverte a giocare ai “quattro cantoni”, a “mosca cieca”, a “nascondino”, a “schiaffone” o con la palla fatta di stracci. Questo è qui il Natale. Una festa semplice, genuina, senza luci nè regali, senza pretese nè clamori, senza affanni nè vanità; un’esperienza vissuta con dignità, all’insegna della fede in Cristo e dell’amore tra gli uomini, un’esperienza di comunione e di fraternità.

Suor Teresa della Trinità

Abbiamo intervistato l’Onorevole Aldo Preda, ravennate, nostro parrocchiano. Nato nel 1940, è stato dirigente delle Acli, presidente dell’Unione delle Cooperative della Provincia di Ravenna. Ha partecipato alla fondazione del Movimento dei cristiano sociale che aderisce ai Democratici di Sinistra. Nel 1996 è stato eletto Senatore, nel 2001 è stato eletto deputato nel collegio di Ravenna- Cervia. Attualmente fa parte della Commissione Agricoltura alla Camera.
Le radici cristiane nel trattato
costituzionale europeo
non sono state menzionate.
Per quale motivo?

“Questo è un problema che resta e come tale rimarrà. Desidero però richiamarmi ad una conferenza tenuta a Torino recentemente dal Cardinale di Magonza Lheman, il quale sostiene che l’Europa deve partire dalla libertà  dell’uomo e che la chiesa deve pronunciarsi come voce profetica.

 

Dobbiamo proclamare alcuni diritti essenziali della persona umana che sono quelli inseriti nella parte prima della Costituzione italiana, la quale non fa riferimento alle radici cristiane, ma al valore della persona umana. Delors proponeva il richiamo dei valori delle grandi religioni monoteistiche e a quelli laici della Rivoluzione Francese. Tuttavia oggi dobbiamo impegnarci 

perchè  l’Europa operi per il bene comune, ascoltando la voce profetica della chiesa che dovrà esercitarsi in termini di servizio ed autocritica”.
Esiste un pregiudizio cattolico in Italia e in Europa?
“No! Esiste però il problema che i cattolici oggi sono in minoranza ed in tale consapevolezza devono incidere  sulla vita politica! Il fattore religioso deve essere momento di convivenza e non di divisione. In Italia ci sono troppi “atei” o “laici devoti”, cioè persone che fanno della religione un uso non corretto. La religione deve essere elemento di pace e di convivenza in Europa ed in Italia; essa tuttavia può portare conflitti quando diventa fondamentalismo e quando se ne fa un uso politico.
Bisogna puntare alla laicità: i vescovi enunciano i principi etici e morali, poi i cattolici in politica devono tenere presente questi valori e devono essere in grado di contaminare leggi, partiti, società. In Europa non esiste un’atmosfera anticristiana: tra i fondatori dell’Europa ci sono stati cattolici come De Gasperi e Adenauer, tra i Presidenti dell’Unione Europea Delors e Prodi”.
Quali istanze e valori i cristiani
devono rappresentare
nelle istituzioni? Secondo lei
l’unità dei cattolici in politica
è riproponibile?

“Noi dobbiamo affermare i principi della dignità umana, del rispetto della persona e della libertà; penso che l’unità dei cattolici non sia più riproponibile, e che la divisione dei cattolici in politica sia un bene perchè i valori contaminano tutti i partiti. Dobbiamo essere più presenti a livello culturale e sociale per influire sulla società, il movimento dei cristiani sociali vuole essere portatore dei valori cristiani nella sinistra e rivendicare, in politica, il grande valore della libertà di coscienza”.

 

(continua a pag. 4)