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L’Eucarestia il cuore pulsante
della Parrocchia |
Le nostre strade...
via Vincenzo Coronelli
Nella Sala delle Scienze, presso la Biblioteca Classense, si trova una coppia
di globi che venne donata dal Coronelli alla Libreria Pubblica fondata nel 1692
dal conte Girolamo Rota nelle camere di quello che era il Palazzo Senatoriale e
che oggi è il Municipio: il globo terrestre era stato costruito nel 1668, il globo
celeste nel 1693. Vincenzo Coronelli, costruttore di globi, cartografo, geografo,
storico, cosmografo, fu un grande ingegnere e ideatore di progetti di interesse pubblico. Era nato
a Venezia il 16 agosto 1650, quarto figlio del sarto Raffio e di Caterina.
Rimasto orfano, a dieci anni venne a Ravenna col fratello Francesco a lavorare
in una bottega di falegname. A Ravenna cominciò a frequentare la Chiesa di San Francesco tenuta dai
Frati Minori Conventuali e compiuti i 15 anni si sentì chiamato alla vita monastica.
Trascorse gli anni del noviziato nel Sacro Convento di Assisi. Aveva 16 anni
quando stampò la sua prima operetta “Il lunario del frate”. A 24 anni
si laureò in teologia a Roma.Tornato a Venezia approfondì i suoi studi di
cartografia e cosmografia, astronomia e geometria e fece progetti per la sistemazione
della città (già allora!). Nominato “Cosmografo pubblico” della Serenissima, fondò la
prima società geografica del mondo, “L'Accademia degli Argonauti”. Vincenzo
Coronelli viaggiò in Europa accolto ovunque con grandi onori: Luigi XIV
di Francia, il re Sole, fu entusiasta dei due globi dal diametro di m. 4,80 che il
francescano gli aveva appositamente costruito e durante un viaggio in Inghilterra venne
nominato membro della Società Reale di Londra. Ammirato da tutta Europa,
questo studioso e coltissimo Frate Francescano morì a Venezia il 9 dicembre
1718.
Paola |
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È sempre la parrocchia “il luogo
per eccellenza dell’annuncio di Cristo e dell’educazione alla fede. Ma essa deve
rinnovarsi continuamente e assumere una configurazione missionaria”.
Sono le parole con le quali il Papa Giovanni Paolo II ha voluto come definire l’identikit
della parrocch i a , riaffermandone la centralità pastorale, specie in materia di educazione
alla fede. La parrocchia, ha ancora detto il Papa, è l’espressione più immediata e
visibile della Chiesa “che vive in mezzo alle case dei suoi figli e delle sue
figlie”. Una citazione questa tratta
dall’esortazione apostolica Christifideles laici. La parrocchia è la cellula vitale
nella quale trova naturale collocazione la partecipazione dei laici all’edificazione
e alla missione della Chiesa nel mondo.
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È presenza
che richiama costantemente ogni uomo a confrontarsi con il senso ultimo della vita; è porta
aperta a tutti, perché ognuno possa accedere al cammino della salvezza. In una parola - ha
detto il Papa - la parrocchia è luogo per eccellenza dell’annuncio di Cristo e dell’educazione
alla fede. Proprio per questo ha bisogno di rinnovarsi costantemente per divenire
vera comunità di comunità, capace di un’azione missionaria veramente
incisiva.
Missione e comunione, però ha detto ancora il Papa, devono andare di comune
accordo. E questo è ancora più evidente nell’anno che la chiesa di tutto il mondo è
chiamata a vivere l’anno dell’Eucaristia.
In questo anno come non ricordare che l’Eucaristia è il cuore pulsante della parrocchia,
fonte della sua missione e presenza che continuamente la rinnova? In effetti la parrocchia è
comunità di battezzati che esprimono la loro identità soprattutto attraverso la celebrazione del
sacrificio eucaristico.
“Auguro - ha concluso il Papa - di cuore che la riflessione sulla parrocchia
aiuti tutti a comprendere ancora più che la comunità parrocchiale è luogo di incontro con
Cristo e con i fratelli”.
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continua da pag. 3
Quali persone hanno influito in modo fondamentale nel suo percorso politico
e sociale?
“Nella mia formazione ha influito l’Arcivescovo Baldassarri, con
il quale ho lavorato nel periodo del pre e post Concilio; egli nella
nostra città ha rotto delle barriere ed ha saputo parlare a tutti.
Da lui ho imparato come il cattolicesimo politico del nostro paese nasca da
esperienze di fede, dal tentativo di vivere nella
realtà
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quotidiana l’annuncio
del
Vangelo che non si esaurisce in nessuna teoria politica o sociale,
che nasce da esperienze spirituali, culturali e sociali, che si raffigura
con esigenze etiche. Zaccagnini, Dossetti e Lazzati mi hanno poi indicato un impegno
che da una parte risalisse alle sorgenti spirituali, ai grandi imperativi
etici ed al tempo stesso guardasse laicamente alle cose senza creare lacerazioni e tensioni,
cioè fedeltà alla mia Chiesa, ma anche autonomia da essa.
Massimo Cameliani |
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