Pagina 1

VALE LA PENA DI ANDARE A BETLEMME

Mi hanno sempre colpito le parole di un canto: “Signore, non è cambiato niente. È tutto come quando tu venisti in mezzo a noi”. È veramente così? C’è ancora posto per la speranza? Vale la pena andare a Betlemme? Vale la pena ritornare a Betlemme, perchè in questo stesso momento a Calcutta e in altre città del mondo, centinaia di suore fanno Natale con gli abbandonati, con gli ultimi della terra, con i poveri più poveri. Nel nostro Borgo oltre centocinquanta persone hanno bisogno di mangiare tutti i giorni, e ci sono persone che vengono a servire, a cucinare, a pulire, ad amarle. È una scelta nata a Betlemme, ma che continua oggi qui a S. Rocco e in tante altre parti del mondo. Hai cominciato tu, o Signore, a fare questa scelta. L’hai scelta tu Betlemme e allora posso pensare che Betlemme non è stata inutile: qualcosa è cambiato nel mondo! Vale la pena andare a Betlemme perchè, in questa stessa notte, migliaia e migliaia di missionari fanno Natale, lontano dalla casa e dalla patria, perchè hanno scelto un’altra casa e un’altra patria. Costoro sono persone come noi, ma vivono diversamente da noi. Si sono fatti poveri per i poveri, deboli per i deboli, servi tra i servi: per amore di colui che si è fatto ultimo, pur essendo Dio onnipotente. Allora Betlemme non è stata inutile: qualcosa è davvero cambiato nel mondo, qualcosa è fiorito nel deserto dei nostri egoismi.  Possiamo ancora sperare. Si, vale la pena andare a Betlemme, perchè oggi tante persone, volontariamente, si consacrano a salvare i giovani drogati o malati di Aids: lo fanno nel nome di Cristo, spinti dall’amore. 

Vale la pena andare a Betlemme, perchè mentre avanza la cultura dell’egoismo che rifiuta e uccide i bambini,

 

c’è anche chi accoglie la vita con gioia, benedicendo il Cielo. Oggi, c’è chi apre addirittura il cuore e accoglie bambini segnati dal dolore e fa famiglia con loro: sono fatti di questo tempo, sono fiori di questa nostra epoca. Il bambino di Betlemme ha dato dignità a ogni bambino: alcuni l’hanno capito e così facendo elevano in dignità il mondo intero.Possiamo, allora, ben dire nella verità: “Il popolo che camminava nelle tenebre vide una grande luce; su coloro che abitavano in terra tenebrosa una luce rifulse. Hai moltiplicato la gioia, hai aumentato la letizia” (Is 9, 1-2). Si, è aumentata la gioia, è cresciuta la letizia, perchè il gesto di Betlemme oggi rivive in tante persone che si sono lasciate sedurre dalla bontà di Dio e l’hanno seguito nella scelta paziente della carità. 

Tutto è nato a Betlemme! “Avvenimento che il Signore ci ha fatto conoscere” (Le 2, 15). Andiamo fino a Betlemme. È l’unico augurio che possiamo farci come cristiani e che abbia un senso per noi. La verità del Natale di Cristo ha un fascino, una giovinezza, una sorprendente attualità. Non lasciamo passare invano quest’ora di luce. Il Natale ritorna come dono della pazienza di Dio, che ci aspetta ancora per liberarci dal buio che ci fa soffrire. “Gli imperi, la Grecia, Roma, la cultura scientifica moderna sono come razzi che salgono nel buio e si spengono. Una sola realtà continua a splendere da Abramo fino ad oggi: la verità eterna comunicata agli uomini. Tra crisi e minacce questa verità non viene mai  meno”. J. Guition. Per noi è più difficile crederci amati da  Dio, che amare Dio. Natale, più che un giorno è una luce che illumina tutti i giorni. Ognuno possa sentire quanto siano vere le parole di Claudel: “Io so che non la mia notte, ma il giorno è vero”. Sì, il giorno è cominciato e c’è luce per chiunque voglia vederla.

L’Arciprete