È veramente con grande gioia, piacere, che viene dal cuore perché il ritorno nella propria terra suscita sempre delle emozioni, delle commozioni particolari. Non si può dimenticare la propria terra come non si possono dimenticare i propri genitori, i propri parenti, ecco. E allora sono venuto per celebrare con voi e per voi questa eucarestia che segna un momento del tutto speciale una storia strettamente di questa parrocchia di San Rocco ma nella vita della chiesa, nella vita della chiesa che in Aversa tra la nostra chiesa, Campania, Italia e il mondo perché è come in questo Centenario si volessero aprire le porte del cielo e far scendere quello spirito santo che viene per darci i suoi doni è un’occasione che il signore ci offre per dire vedete voi ereditate una storia, una storia bella, una storia sacra, una storia di una parrocchia e la storia di Dio di tanti che ci hanno preceduti.

Vi si consegna come eredità il signore ma poi non dovete trattenere questo tesoro solo per voi ma dovete farlo vostro per trasmetterlo poi alle future generazioni. E allora sono grato per questo invito che il caro, carissimo vescovo il signor Spinillo ha voluto farmi e saluto anche con un grande abbraccio fraterno il signore Milano predecessore di questa sede vescovile di Aversa così anche tutti i sacerdoti e diaconi, le religiose, i religiosi e in modo particolare questo bravo, questo bravo parroco dinamico, vulcanico, io adesso venendo da Napoli sono passato davanti al “vulcano buono” Don Armando è il vulcano buono e poi un segno anche di stima e gratitudine al caro Don Raffaele, il vice parroco, il quale sua autorizzazione del vescovo è venuto a sostenerci nel seminario di Capodimonte come animatore e naturalmente come tutti i sacerdoti aversani è ben voluto, stimato eccetera. Allora a tutti voi veramente un grande abbraccio.

Dicevo si apre il cielo, un cielo ricco di misericordia e di bontà. Da quel 1919 quando la santa sede allora si chiamava la “Sacra Congregazione del Consiglio”, ecco, fece l’elezione canonica ufficiale di questa chiesa che poi dopo naturalmente fu nominato anche il nuovo parroco Don Nicola Capasso da allora è stato un afflusso di grazie, quanti si è cresciuti, si è maturati, si è conservata la fede, si è testimoniata la fede attraverso la presenza di quei sacerdoti che chiamati da Cristo sono venuti, sono stati incaricati di essere pastori cioè di testimoniare l’amore di Cristo quante opere sante, quante opere buone. Vedete delle volte la storia umana, purtroppo, è tutta, oggi in modo particolare, così inquinata, sembriamo tutte delle fogne sparse da un vento ma la storia di Dio rimane, il bene che l’uomo realizza rimane perché scritto dalla mano di Dio nel libro della vita di Dio. Per cui noi siamo eredi di questa storia ma siamo anche gli strumenti per continuare a scrivere questa storia così come hanno fatto i nostri predecessori, ecco vedete la storia di San Rocco, questo “francisotto” che in un certo punto si è messo in cammino attraverso la Romagna eccetera è venuto a Roma spargendo del bene.

Che cosa ha fatto? Diciamo che anche materialmente si è spogliato dei suoi beni per darli ai poveri ma poi si è messo a disposizione di un’umanità sofferente, di una umanità che a quel tempo mieteva migliaia e migliaia di vittime e lui con il coraggio di Cristo, con il coraggio della fede andava, non aveva paura però anche lui alla fine ha preso la malattia ma ha guarito le anime con la sua parola che era la parola di Dio e secondo la tradizione ha guarito anche i corpi benedicendo con il crocifisso i malati di lebbra. Allora vedete grazie a Dio, menomale, almeno qui da noi non c’è più la lebbra ma quante situazioni lebbrose ci sono nella nostra società, quanti che ormai rifiutano la parola liberatrice del Vangelo di Gesù Cristo e si inventano altri dei come il dio Denaro, si sacrifica tutto pur di far denaro “soldi, soldi, soldi  e po’? Quanmuor aro te puort?”Il Dio Violenza “io so camorrista, io sono ma tu si n’omm e nient”.

Sopraffare, umiliare, costringere agli altri a far e purtroppo questo Dio Violenza che prima erano delle Corporazioni, Associazioni ma oggi stanno mietendo, iniettando questo veleno, questa lebbra anche ai nostri ragazzi, ai nostri giovani. Voi anche sapete come me cosa sta succedendo a Napoli queste baby gang, ragazzi di 12-13 anni che sanno maneggiare solo la pistola, hanno bruciato i libri della scuola, si sono allontanati dalle loro famiglie, non vanno in chiesa, ecco, pur di affermare la loro personalità, “poveretti, che pena, che pena vedere questi giovani lebbrosi perché ormai si sono macchiati di questa malattia che cercano poi di diffondere tra loro.”

Ecco, noi come Rocco dobbiamo avere il coraggio di uscire, testimoniare nella famiglia. Cari genitori riprendete ad amare, ad amarvi come Cristo vuole non rompete questo amore, amate i vostri figli, insegnate ai vostri figli ad amarvi e ad amarsi. Questa caduta dell’amore, questo amore che è più una sostanza di una comunità familiare, sociale eccetera, portato a tanto odio e a tanta violenza ma non solo. Il mondo vive di guerre, infatti, come accendete la radio “guerre qua, guerre, la morte di qua, estremismo di la ,madonna mia un bollettino di guerra!”, la nostra società è diventata un campo di battaglia dove si sentono solo morti, feriti. Ecco e l’amore di Cristo, l’amore che Cristo ci ha dato, l’amore di Dio che è stato infuso nei nostri cuori nel momento in cui siamo stati battezzati. Cresciamo con l’amore di Dio oppure lo mettiamo da parte, lo scartiamo, lo mettiamo ai margini della nostra vita?

Ecco quello che ci insegna Rocco, certo noi oggi celebriamo 100 anni e vedo Don Armando che mi ha scritto anche tutta la ricostruzione che ha fatto, la cupola eccetera però questo è bello perché ogni casa di Dio deve essere degna di Dio però non basta poiché la vera chiesa fatta di pietre vive siamo noi. Che cosa vale avere una chiesa, avere un San Pietro o un San Paolo e poi? E le anime che sono, appunto, pietre vive, pietre reali dove c’è Cristo. E così sono contento anche di questa programmazione che è stata fatta ecco 100 anni di cammino di fede e comunità, 100 anni cammino della comunità della fede nella carità, nella speranza, ecco, l’eredità della fede come una fiaccola che ci è stata data e che dobbiamo tramandare, cammino di speranza contro una disperazione di un mondo che è vuoto, che è insipido, che è liquido, che è senza forza ma il cammino della comunità nella carità così come ci ha insegnato il nostro santo protettore San Rocco. Abbiamo letto nel vangelo che il Signore sparge il suo sole su tutti, buoni o cattivi, non dobbiamo pensare che solo noi siamo chiamati a ereditare il regno di Dio sono tanti che stanno fuori, stanno lontani che forse sono anche i nostri nemici, il signore fa spargere il suo sole anche su di loro ma che però hanno bisogno di essere ricondotti a questo vile dove l’unica legge è l’amore, la giustizia, la pace, la fraternità, la solidarietà.

Ecco, io auguro a questa comunità bella parrocchiale di San Rocco, alla diocesi di Aversa, alla mia diocesi si essere sempre attenti e pronti di andare dove il Signore ci chiama a testimoniare il suo amore soprattutto verso i poveri, i deboli, gli ammalati, i rifiutati, gli emigrati sono tutti nostri fratelli, noi non siamo superiori a loro ma per il semplice motivo che quel Dio creatore è Dio di tutti gli uomini come non è Padre, Dio Padre solo di me o di noi, Padre nostro di tutti indistintamente. Il Dio figlio che si è reincarnato e che ci ha ricostruito è fratello mio, tuo, dell’africano, dell’asiatico, dell’americano. Che differenza c’è? Colore della pelle? La lingua? La cultura? Ma queste sono cose deboli, la sostanza è che noi apparteniamo ad un solo Padre, siamo fratelli di un solo figlio e siamo amati da un solo spirito perché siamo la famiglia degli uomini che è tutta eredità di quel Dio ricco di misericordia.

Allora tenetevi aperti alla bontà, all’amicizia, alla carità e aiutatevi vicendevolmente, amatevi vicendevolmente soprattutto cercate di essere sempre quei testimoni che come San Rocco nonostante i pericoli della propria vita ha voluto incarnare la carità verso gli ammalati, i poveri e i diseredati. Allora Dio benedica il parroco, il viceparroco, il sacerdote e questa bella, bella Santa diocesi di Aversa, tutti noi e con la benedizione di Dio facciamo come ormai a Napoli è diventata una giaculatoria“a maronn v’accumpagn”.